Attraverso i ricordi del fratello Michele affiora un Andrea inedito, in un ritratto intimo e sfaccettato, capace di svelare nuove profondità della personalità dell’artista.
“Quella mattina di settembre i miei sarebbero andati a San Severo con la Opel Manta di papà, lasciando a San Menaio la Cinquecento blu di mamma e sarebbero tornati tardi. […]
“Andrea diceva di essersi ispirato, almeno in parte, a un amico d’infanzia per la figura di Zanardi. Io so bene a chi alludeva. […]
“I due episodi che sto per raccontare sono quasi la fotocopia l’uno dell’altro, se non per i luoghi e alcuni dettagli.Sull’opportunità di divulgare questi ricordi rimando ogni riflessione a un secondo momento, anche se sono convinto che la “storia” non vada mai nascosta.[…]
“Andrea, fino ai quattordici anni, era un ragazzo molto timido e insicuro, incapace di imporsi tra i coetanei, rispecchiando pienamente il suo aspetto gracile e lo sguardo malinconico. Pur essendo più piccolo, in famiglia ero io a godere della fiducia dei miei e […]
“L’interesse e l’attrazione di Andrea per gli animali sono sempre stati profondissimi, come testimonia la sua opera: dai primi disegni da bambino fino alla sua ultima storia del cane Astarte. […]
“Di fronte alla casa nuova di San Menaio, al di là della strada, abitava allora il maestro Dattoli. La sua casa era – ed è tuttora – una palazzina squadrata a due piani dei primi del Novecento, con un grande giardino di agrumi, alberi da frutto, palme e viti. […]
“Era la primavera del 1978. In quel periodo studiavo nella vecchia casadi San Menaio, preparando l’esame di “Principi di Economia Politica e Statistica”. Forse, i miei sarebbero arrivati da San Severo per il weekend, fermandosi nella casa nuova, e Andrea da Roma. […]
“Negli anni, a mio giudizio, si è un po’ esagerato nel raccontare il coinvolgimento di Andrea in queste attività. Vorrei quindi precisare alcune cose. […]