Intervista al Caffè Greco
Trascrizione di un servizio di Vincenzo Mollica da Speciale TG1 RAI (1983)
Per Andrea Pazienza, probabilmente, il Caffè Greco è un posto insolito. In genere, uno pensa di trovarlo in un posto giovanile, tipo una discoteca, oppure un posto di aggregazione giovanile, come vengono chiamati adesso. Invece, al Caffè Greco… Perché…

Perché?
Per fare colazione.
Per fare colazione. Semplicemente per questo… Senti, ma non è che vieni qui per ritrovare origini, radici con pittori che ti sono stati magari congeniali?
No
Assolutamente no?
Assolutamente no.
Quindi la retorica di De Chirico, di Savinio, queste cose, non t’interessa proprio.
Mi interessa molto, ma non è suscettibile di farmi scegliere un bar per un altro.
Zanardi, pubblicato dalla rivista Frigidaire, anche questo è diventato un simbolo, un punto di riferimento preciso.
C’è una dominante, però: la cattiveria. Zanardi è cattivo.
Zanardi è cattivo quanto può esserlo un antenna RAI, cioè ripete, ripete… È un ripetitore, riflette ciò che gli sta intorno, che lo circonda, e che in qualche modo è suscettibile di commuoverlo. La commozione non sempre è positiva. Zanardi e capace di commozione.
Pazienza, ma in fondo per te che cos’è il fumetto?
È qualcosa che in questo momento si sta avvicinando molto alla letteratura, e non so se la letteratura significhi qualcosa di più del fumetto nella scala dei valori – ammesso esista –, però sicuramente quanto più si cerca e si riesce di essere evocativi… Per me, poi, la cosa fondamentale e evocare. Se leggendo un racconto il cuore, poi, alla fine riesce a pulsare una volta di più o di meno, e l’adrenalina circola per un attimo in modo più o meno veloce, e le ghiandole secernono un liquido al posto di un altro, e qualche cosa in chi legge cambia, io ho raggiunto proprio il mio risultato, indipendentemente dalla morale finale, dal fatto che uno chiuda la storia e dica: mi è piaciuta, non mi è piaciuta. Mi basta molto meno.