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ANDREA PAZIENZA È NATO A S. MENAIO


di Luca Raffaelli
da Ottovolante (inserto di Paese Sera) n.2 (27 luglio 1983)

Il Festival è dedicato agli autori nobili e nomadi della satira. Tu ti senti un autore nobile e nomade della satira?
lo sono un eroi-nomane della satira. Ma che ne so? Che va raccontando Vincino? Se vuoi dire gli autori di satira che non fanno marchette, nella mia enorme pigrizia non riesco a fare marchette.

Ma non sei particolarmente nomade.
No. no. Per quanto poi riguarda la satira, no. Per la satira oggi non faccio nulla.

I tuoi fumetti sono pieni di satira. anche se non nel senso tradizionale che si da al termine.
Stanotte ho fatto una vignettina. dove c’è una specie di Puffo. Pazienza-Puffo, e c’è scritto sopra “sono Pazienza il gemo della satira”. Per il Pazienza genio dell’altra specialità l’indirizzo è sempre lo stesso. Cioè ci può anche essere una varietà di stili, ma poi c’è sempre un’atmosfera comune, unitaria. L’importante non e lavorare con la testa, o con le mani. ma col plesso, spingendo avanti se stesso e il proprio lavoro con io stomaco. Lo scrive Mille parlando di Kerouac, che a me non piace per niente, se si mette in moto questo meraviglioso meccanismo chi ti legge se ne accorge automaticamente. Fra due vignette che hanno differenze minime. con le stesse scritte, può esserci un abisso.

E la satira?
Non si può fare assolutamente né con la testa, né con la mano. Del bei disegni nella satira non servono a nulla. Cosi come non serve una battuta solo divertente. Qui come in altre discipline è importante smuovere, evocare, insomma lavorare con lo stomaco. Ma io non sono un autore di satira politica. E secondo me fare i festival della satira è assurdo. Forse questo festival vale proprio per la sua assurdità. La satira è diventata il buffone di corte. E io sono buffone più degli altri. Poi ci sono dei grandi maestri.

Quali sono?
Il più grande è Vincino. Il libro su Montecitorio è splendido.

La tua saltuarietà nel lavoro e dovuta solo alla pigrizia o è un calcolo preciso?
Quando si lavora con lo stomaco non puoi programmare. Io passo mesi senza fare nulla e poi dieci giorni di lavoro continuo. lo sento come di avere un conto in banca. Non ho una lira in banca, ma è come se l’avessi. Io non sono un passeggero nella vita. E poi non sono ambizioso. E poi ora mi sento molto vicino alla morte. E questo deriva dall’enorme sicurezza che io ho. Perché quando ho bisogno di soldi mi metto a lavorare.