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Una scena da Frigidaire. Andrea Pazienza per Sosta Palmizi


di Anna Bandettini

A teatro è arrivato per la via del cuore, o forse dell’enfasi, attraverso “quel sottile piacere, pungente e intenso dell’estasi”, come dice lui. 

“È stato due anni fa a Montepulciano. Ho visto Il Cortile del gruppo Sosta Palmizi – racconta Andrea Pazienza – uno spettacolo talmente bello che sono tornato a vederlo tutte le volte che ho potuto”. Mi affascinava quel loro apparente disordine espressivo, mi affascinavano i corpi dei danzatori-attori che si muovevano quasi come i miei personaggi, mi affascinava una ricerca artistica che non mendica consensi e va avanti per la sua strada. A quel punto è venuto naturale il nostro incontro”. 
Naturale, soprattutto, e sullo realizzare insieme uno spettacolo: Sosta Palmizi, il gruppo di teatro danza apprezzato ovunque, e Andrea Pazienza, uno dei disegnatori di fumetti più seguiti, l’inventore di Zanardi, eroe-antieroe della giungla metropolitana vissuto su Frigidaire, la firma prestigiosa per i lettori di  Zut.
Dai colli, che l’Elfo ha presentato fino a ieri a conclusione del “Festival dei festival” è nato cosi, sui loro sentimenti, passioni e ricerche comuni. 
“Inizialmente dovevamo fare un grande spettacolone. Il progetto è in buona parte già precisato, e già pronto e anche un plastico delle mie scene. Si sarebbe dovuto chiamare Alberi, avrebbe dovuto svolgersi in un grande posto all’aperto, con Sosta Palmizi, ma anche con altri ballerini, comici, mimi… Non è detto che prima o poi Alberi non si faccia, ma per ora era impossibile”, dice Pazienza. 
Giorgio Rossi, il coreografo di Sosta Palmizi, a questo punto gli fa un’altra proposta: perché non lavorare insieme su un altro spettacolo? 
Dai Colli, potrebbe essere uno dei tanti umori che avevamo scelto per Alberi. Diciamo l’umore più positivo, più allegro. Io lo vedo come una spettacolo su un gruppo di ragazzi, forse dei giovani danzatori, che decidono di fare una passeggiata verso le colline. Lì, dai colli, questi ragazzi raccontano allo spettatore quello che vedono, mostrano i loro amori, l’incontro con i piccoli animali, i giochi con i sassi… in un’atmosfera fresca, ludica, gaia… Qui non ci sono i consueti personaggi di Sosta Palmizi, interrogativi, sospettosi, un po’ animosi”.
Il bello è che Andrea Pazienza, in questo spettacolo ci ha messo tanto di quell’amore, che la sua collaborazione alla realizzazione è stata veramente fattiva: una presenza costante, anche se ora il segno evidente, la firma “Pazienza”, appare soprattutto nel telone della scenografa. Un semplice, artigianale, telone, dove il disegnatore ha ritratto un paesaggio di collina e di ruscelli, una natura dai colori tenui e celesti, non dissimili da quelli dei costumi per gli attori.  
“Rispetto al mio lavoro è stato come acquistare un altro livello di conoscenze — dice — dopo uno prima esperienza scenografica avuta a Firenze nell’83 con Franco Branciaroli. Certo, ora intendo sfruttare questo bagaglio”.
Ma i suoi lettori possono stare tranquilli, perché Pazienza comunque non abbandona i fumetti. A Montepulciano, dove vive con la moglie in un maniero del ’700 (“da ristrutturare”, sottolinea), oggi è oberato di lavoro. E mentre aspetta l’arrivo di una moto nuova che lo eccita molto, è immerso con un amico fotografo ad ambientare un fotoromanzo giapponese.