Pompeo
“Pompeo è la storia di un uomo sulla trentina, di un ragazzo allora, forse, che vive in una città piena di fermenti che non lo interessano e che per una sorta di caso è dedito all’eroina, che cosa significa questo, significa che Pompeo è soprattutto uno sguardo disincantato sul mondo, è chiaro che deve morire.”
Andrea Pazienza, primavera 1988
“(…) Questo tipo di discorso mi ha ricondotto a Majakovskij, a Pasternak, a Esenin. La sofferenza è un pianeta splendido in cui indagare ed è motivo di mille e mille possibili peregrinazioni nel campo dell’indagine. Io ho una sorta di furore eclettico, ho lavorato col comico, con l’avventura, col quotidiano, con la satira e anche con la sofferenza, con l’angoscia. Questo Pompeo è la summa di tutta una serie di esperienze di vita, è certamente autobiografico, fatto di lavoro, di racconto, di esperienze letterarie. (…) E questo è un sistema di disegnare. Il tempo impiegato per Pompeo non è sicuramente quello che impiego per fare una tavola di Zanardi, Notte di carnevale per esempio; viceversa ci ho pensato molto di più.”
Andrea Pazienza, da Jonas n.17, marzo 1986
Tavole dal fumetto































“E cco, non è possibile nessuna presentazione di Gli ultimi giorni di Pompeo che superi l’intensità di quel grido disperato del suo autore. Questa graphic novel, infatti, pur essendo un testo di eccezionale valore letterario (o forse proprio per questo), è assolutamente traumatizzante. Andrea Pazienza, con freddezza da entomologo, rinuncia qui a buona parte dei suoi abituali virtuosismi grafici per narrare un impudico “diario in pubblico”, con cui si è consacrato nell’empireo dei comics e della letteratura.”
Oscar Cosulich
Extra
“F u in una mattina assolata ad Ascona in Svizzera che vidi i primi dieci fogliettini di Pompeo, non erano ancora tavole compiute, ma un abbozzo di storia che Andrea Pazienza aveva cominciato a stendere con il coraggio e la tenacia di chi sa di avere di fronte uno dei problemi più drammatici del nostro tempo. Pazienza aveva deciso di affidare a un pennarello nero e a dei fogli quadrettati il vortice delle emozioni, dei dubbi, dei turbamenti, degli incubi che affastellavano il suo cervello. il risultato finale è incredibile, è un delirio raccontato fuori dagli schemi usuali è una follia che diventa tangibile. Andrea Pazienza in questo libro ha raccontato un inferno, che è poi inferno di migliaia di giovani che non hanno voce e spesso sono rappresentati solo da una cifra statistica. Pompeo è un libro che fa male e rimane per me assolutamente misterioso il perché Pazienza lo abbia realizzato, Mauro Paganelli lo abbia editato ed io abbia scritto queste quattro righe probabilmente inutili.”
Vincenzo Mollica












