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RICORDO DI ANDREA PAZIENZA


di Sergio Staino da Firenze Spettacolo n. 154, dicembre 1992
Casualmente dal fondo della borsa, saltò fuori un pennarello Marker. Andrea lo afferrò al volo gettando un urlo di gioia: “Un Marker! Hai ancora un Marker! Lo sai che non ne producono più…”
Era un grosso pennarello di fibra molto dura a inchiostro nero e punta rotonda. Preso un foglio, Andrea cominciò a far scorrere la punta elastica, a coglierne il rumore, a modularne il segno. Era molto eccitato. Mi vennero in mente i grandi pittori del passato: sicuramente Antonello o Piero o Caravaggio reagivano come lui di fronte a un pennello con peli di una introvabile martora o di fronte a rare terre coloranti di paesi lontani. Invece era un pennarello. Un freddo strumento concepito e prodotto per segnare in modo indelebile dei prezzi su superfici plastificate. Nella mani di Andrea prendeva vita e assurgeva alla dignità di strumento d’arte.
Racconto questo perché sono certo di offrire una chiave in più per capire la ancora tanto inesplorata grandezza di Andrea. Come in una bottega del Trecento egli misurava e sondava tutte le possibilità espressive di tutti i linguaggi e i materiali di più largo uso quotidiano. Le sue tavole sono fatte con Marker, Grinta, Stabilo F, Pantone, Uniposca ma anche (facciamo felici gli accademici) olii, tempere e acquerelli. Forse è anche per questo, per questa provocatoria e appassionata contaminazione di generi e tecniche che l’ottusa cultura con la “C” maiuscola guarda ancora a lui con sufficienza. Eppure, con buona pace di questi signori, artista è colui che con segno innovativo riesce a sintetizzare umori, tensioni, ideali e inquietudini del suo tempo, cioè proprio quello che ha fatto Andrea. Così come, prima di lui, lo avevano fatto Antonello, Piero, Caravaggio… anche se, poveretti, non conoscevano i Marker.
Ecco, fossi credente, mi piacerebbe pensare Andrea mentre, in altri spazi, spiega a un Caravaggio entusiasta, le infinite potenzialità di un pennarello Marker…