Passa al contenuto principale

FOTO Gabriele De Marco


Ritrovo le foto di Andrea tra i meandri del mio archivio: qualche diacolor e un intero rullo di negativi bianco e nero di cui avevo perso le tracce. Si erano nascoste talmente bene che non ero neanche più tanto sicuro che fossero riuscite a passare indenni tra i vari traslochi degli anni precedenti. Ogni tanto, però, senza che io muovessi un dito, qualche immagine spuntava su una pubblicazione. Sembrava vivessero di vita propria.

“Non ho mai capito se una delle ragioni per la quale ho iniziato a fare il fotografo sia stata proprio la scusa per conoscere «quelli di “Frigidaire”». Quelli che scrivevano storie che erano il carburante per far volare l’immaginazione di noi giovanissimi. Così, tra proposte e pubblicazioni, correzioni di bozze, volontariato e (raramente) assegni postdatati, inizio a conoscere quelli che era noi miei miti. Ma conoscere un mito può rivelarsi pericoloso: l’immagine che hai costruito nella tua testa è così idealizzata che il più delle volte la conoscenza personale può risultare una delusione. Ma con «quelli di “Frigidaire”» la parola delusione non aveva significato. Anche se quasi tutti erano diversi da come li avevo immaginati, l’originalità di ognuno era motivo di sorpresa. Con Andrea fu diverso. Lui era esattamente come lo immaginavo: un tipo con un’energia inesauribile, che contagiava chiunque gli stesse intorno.

(…) Andrea si rivelò un personaggio particolare, per il quale ogni definizione risulta esagerata o riduttiva, perché per descriverlo bisognerebbe liberarsi dalle parole e ricorrere alle emozioni.

Ecco forse perché le immagini sono state per me il modo più naturale per raccontarlo. Libere da definizioni e limiti ‘verbali” le foto riescono a raccontare attraversando strade meno razionali di quelle percorse dalla scrittura, sicuramente più vicine a quel le intraprese da Paz nella creazione delle sue storie. E come lui incorniciava i suoi personaggi all’interno delle vignette, io lo in quadravo nel mirino della macchina fotografica, illudendomi di riuscire a catturarlo; cercando di fissarlo sulla pellicola provavo, in qualche modo, a rubare una piccola parte della sua anima.

Gabriele de Marco