GLAMOUR BOOK: PRESENTAZIONE
di Gianni Brunoro
da Glamour Book 2, Glamour International Production, 1986

Ce ne sono a iosa, credetemi. La prima delle quali, la più ovvia, è che egli produce a ritmo vertiginoso. Il che, da solo, giustificherebbe il fatto di aggiungere al precedente un altro volume, visto che i Glamour books vogliono assolvere soprattutto un ruolo di cataloghi quanto più possibile completi e aggiornati di ciascuno degli autori antologizzati monograficamente. Ma non è solo la quantità della produzione a caratterizzare Andrea Pazienza. La faccenda è piuttosto che egli sembra essere l’incarnazione materiale della dialettica dei contrari.
Violento/dolce, graffiante/ingenuo, figurativo/stilizzato, fotografico/grottesco, poetico/pornografico, raffinato/volgare, tenero/crudele, deprimente/esaltante, scostante/attraente…
Ne avete altri, di questi sinonimi/contrari, di queste convergenze/divergenze o analogie/contraddizioni, da applicare ad Andrea Pazienza? Fatelo pure in piena libertà! Ci stanno tutte! Perché lui è il più pirotecnico, scoppiettante, vulcanico, esplosivo autore di fumetti che ci sia oggi in Italia, sia per mole sia per qualità del suo lavoro. Eppure, pur senza rinunciare a questa prospettiva assolutamente dualistica della produzione di Andrea Pazienza, c’è una strana uniformità in tutto ciò che egli fa, in questo magma incredibilmente vario e ribollente che esce dalle sue mani, dai suoi pennarelli, insomma, dai suoi strumenti di lavoro quali che siano.
Ed è quella morbidezza che nonostante tutto si avverte perfino dietro le sue cose più crude, perché una cosa è la sostanza e un’altra la forma. usa il pennarello? Ebbene, si avverte che quelle figure bislacche eppure così «vere» sono state schizzate in un attimo: ma non superficialmente, bensì con una felicità inventiva senza paragoni. Oppure produce delle tempere? Non si può che rimanere sorpresi – e perché non ammirati? – davanti a quella morbidezza di toni e sfumature che caratterizzano tante sue figure. Opera col rapidograph? E inevitabile meravigliarsi di quell’accuratezza. di quella precisione. di quel senso della minuzia che trasudano dalle sue «figurine»: che poi, detto così, sembra un poetico zuccherino, mentre spesso ci sono invece, nelle sue «figurine», dei contenuti di un realismo talmente crudele da far accapponare la pelle… Ma comunque, e proprio per quella minuzia esecutiva, dov’è più mai la parentela con quelle grottesche caricature schizzate giù alla brava (per esempio, per le vignette di Tango)? Nulla! Sembra trattarsi di autori distanti fra loro anni luce. E invece è sempre la stessa mano, sempre la stessa abilissima «zampata del leone». Di una creatività pirotecnica che non c’è da aver remore a definire più unica che rara. Né si possono nutrire dubbi sul fatto che la sua è creatività autentica e integrale. Perché oltre che esplosivamente creativo sul piano grafico, Andrea Pazienza è di un’inesauribile inventività anche in senso linguistico. Lasciamo perdere, magari, il semplice discorso (che poi non è semplice affatto) contenutistico, cioè degli argomenti affrontati dalle sue storie, perché non è questa la sede adatta a indagarlo. Ma è tanta parte della sua «forma» linguistica a lasciare allibiti. quella continua, scoppiettante invenzione di parole nuove e forme verbali inusitate — spesso trascrizioni fonetiche di linguaggio parlato, in chissà quanti dialetti italiani — quelle audacie crepitanti che portano comunque il segno d’una scintilla di genialità, e che conducono con sconcertante dicotomia a pensare, se si vuole, tanto al letterariamente gigantesco Carlo Emilio Gadda quanto al fumettisticamente vulcanico Benito Jacovitti (ennesima contraddizione di Andrea Pazienza? Chissà…)
Sono, tutti questi, tanti elementi di una personalità poliedrica, ciascuno dei quali richiederebbe un’indagine a sé stante. Ma sarebbero tante distinte indagini da far poi inevitabilmente confluire in un ritratto unico, quasi un’immagine formata, come in un mosaico, da tante distinte tessere rutilanti. Sono questi, i perché di un altro Glamour book su di lui: per dare almeno l’indice di questo fluente romanzo «in progress» che è la produzione di Andrea Pazienza.